Guida in stato di ebbrezza. Tasso alcolemico tra 0,8 ed 1,5 g/l, inapplicabilità sospensione cautelare patente ex art. 223 Cds

L’articolo 186 del D. Lgs. 285/1992, nella sua attuale formulazione (come modificato dalla L. 29/07/2010 n. 120), punisce chi guida veicoli in stato di ebbrezza prevedendo, in generale, tre differenti ipotesi, che rinvengono la loro differenziazione nel diverso tasso alcolemico, riscontrato nel soggetto sottoposto ad accertamenti.

Precisamente, la prima fattispecie, prevista dal comma 2 lettera a), ricorre qualora sia accertato un tasso alcolemico compreso tra 0,5 e 0,8 g/l, la seconda, indicata nella lettera b), si verifica nel caso in cui sia riscontrato un tasso compreso tra 0,8 ed 1,5 g/l, infine la terza, lettera c), quando il tasso stesso è superiore a 1,5.

Mentre nell’ipotesi sub a) la violazione costituisce semplice illecito amministrativo, nel caso sub b) ed in quella, più grave, sub c) è prevista sia una principale sanzione di carattere strettamente penale, sia un’altra di natura amministrativa.

Quella principale di natura amministrativa, presuppone necessariamente l’accertamento della responsabilità penale dell’imputato e, pertanto, dispiega vigenza ed efficacia in esecuzione di una sentenza di condanna (resa a seguito di dibattimento o di applicazione di pena ex art. 444 c.p.p.) oppure di un decreto penale di condanna.

Il comma 9, dello stesso art. 186 Cds, attribuisce inoltre al Prefetto il potere di sospendere la patente fino all’esito della visita medica di cui al comma 8.

Senonchè, la sua applicazione è condizionata al fatto che l’esito dell’accertamento, operato ai sensi dei commi 4 e 5, produca un risultato corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro.

Ovvero al solo ricorrere dell’ipotesi di cui alla lettera c) (tasso alcolemico riscontrato superiore a 1,5) dell’articolo in disamina.

Non invece alla violazione di cui alla lettera b) (0,8-1,5 g/l).

Il richiamo dell’anzidetta previsione (comma 9 art. 186 Cds) si rende necessario poiché questa è l’unica che, in siffatta ipotesi, impone al Prefetto un intervento di natura cautelare, essendo esclusa l’applicazione della norma di cui all’art. 223 cds, perché avente carattere generale rispetto ad essa.

Quello appena esposto è il rigoroso ragionamento del Supremo Collegio, espresso nella recente sentenza del 19 ottobre 2010 n. 21447.

Sulla scorta di tale pronuncia il provvedimento di sospensione provvisoria, adottato ex art. 223 cds, deve considerarsi assolutamente illegittimo.

Ed invero nel caso esaminato dalla Suprema Corte:
a) la misura cautelare è stata applicata in una ipotesi diversa da quella prevista dal comma 9 dell’art. 186 Cds, che in subjecta materia costituisce l’unica situazione che tolleri un intervento cautelare;
b) detta previsione cautelare, a mente dei principi generali, deve infatti considerarsi prevalente rispetto ad ogni altra disposizione, in quanto lex specialis:
c) conseguentemente, al di fuori dei limiti determinati dal citato art. 186 co. 9 Cds, non può trovare applicazione la norma di carattere generale di cui all’art. 223 Cds.

(Avv. Giuseppe Di Marco)

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