Diffida accertativa della Direzione Territoriale del Lavoro e regime delle spese di notifica

Cosa è la diffida accertativa di crediti patrimoniali della Direzione Territoriale del Lavoro

La diffida accertativa della Direzione Territoriale del Lavoro è disciplinata dall’art. 12 del D.Lgs. n. 124/2004 .

In sintesi, l’anzidetta disposizione normativa assegna al personale ispettivo delle Direzioni Territoriali e Regionali del Ministero del Lavoro il potere di diffidare il datore di lavoro alla corresponsione delle spettanze patrimoniali dovute al prestatore di lavoro, in qualunque modo derivanti dal rapporto di lavoro.

Il datore di lavoro, entro 30 giorni dalla notifica della diffida può promuovere un tentativo di conciliazione.

In mancanza,  ovvero in caso di esito negativo del tentativo stesso, il provvedimento acquista valore di accertamento tecnico, con efficacia di titolo esecutivo.

Mediante lo stesso titolo il lavoratore può, quindi, agire esecutivamente nei confronti del datore di lavoro per la soddisfazione del credito accertato.

Si tratta, in sostanza, di un provvedimento di natura stragiudiziale a formazione amministrativa, per la cui esecutorietà non è perciò necessaria la spedizione in forma esecutiva di cui all’art. 475 c.p.c. (sul punto v.si Circ. 5/07/2005, Ministero Lav.).

Il regime delle spese di notifica e di quelle successive necessarie per la esecuzione

Proprio la natura amministrativa dello stesso atto, sebbene vertente in materia di lavoro, ha di recente  determinato il Ministero della Giustizia ad  escludere l’applicabilità dell’articolo unico della L. 2 aprile 1958 n. 319 – come modificato dall’art. 10 della più recente L. 11 agosto  1973, n. 533 -, con il quale, come noto, si stabilisce la gratuità di atti, documenti e provvedimenti relativi alle controversie individuali di lavoro e l’esenzione, senza limiti di valore e competenza, degli stessi dall’imposta di bollo, di registro e da ogni spesa, tassa, diritto di qualsivoglia specie (Risposta del 18/02/2015 al quesito posto al Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria del Ministero della Giustizia dall’ UNEP di Livorno).

In particolare, il Ministero della Giustizia, successivamente interpellato anche dalla Corte di Appello di Ancona, così ha argomentato:  nella disposizione richiamata  è assente qualsiasi riferimento alla fattispecie della diffida accertativa e pertanto un’interpretazione estensiva della norma  condurrebbe ad un’ipotesi di danno erariale (Risposta del 30/07/2015 al quesito posto al Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria del Ministero della Giustizia dal Corte di Appello di Ancona).

In virtù di tale interpretazione  i prestatori di lavoro che hanno ottenuto diffide accertative, divenute esecutive, dai Direttori Territoriali del Ministero del Lavoro, dovranno sopportare tutte le spese vive per poter mettere  in esecuzione il titolo ottenuto contro il datore di lavoro inadempiente (ad es: spese di notifica del precetto, spese di richiesta del pignoramento, pagamento contributo unificato ecc.).

Costi di esecuzione che invece non sopporteranno i prestatori di lavoro che, per i medesimi crediti, hanno ottenuto un riconoscimento giudiziale (ovvero provvedimento di conciliazione degli Uffici competenti).

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